“Non lasciarci soli nella prova…”

(Testo del “Padre nostro” in greco)

“Non abbandonarci alla tentazione…” Qual’è il significato teologico di questa espressione contenuta nei Vangeli di Luca e Matteo? Ce lo spiega il biblista Ortensio da Spinetoli.


Il bene è una scelta cristiana garantita, ma ardua poiché ostacolata da occasioni, stimoli, incentivi contrari. Essi si raccolgono sotto un comune nome: la tentazione (peirasmos). Per l’ebreo anche queste sono distribuite da Dio come è lui che elargisce il pane e gli altri favori. Causa prima di tutto, lo è anche di ciò che di buono e di cattivo accade intorno all’uomo e nell’uomo. La tentazione viene inviata da lui per mettere alla prova la fedeltà dei suoi amici. Anche Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal diavolo (4,1-11). Nel Libro di Giobbe Satana si muove al comando dell’Altissimo (Gb 1-2). La mentalità è la stessa anche negli autori del nuovo Testamento. Paolo dirà che Dio indurisce e acceca come e chi vuole (Rm 9,18). In realtà la spinta disordinata, la tendenza a prevaricare scaturisce dalle smodate aspirazioni che salgono dal proprio essere che si accomoda e si piega facilmente alle seduzioni, agli allettamenti che si affacciano nella sua mente. Il male è sempre un mistero, ma esso ha radici nell’intimo del cuore umano. L’unica cosa pertanto è supplicare Dio che tenga lontano il tentatore o che non istradi l’uomo sulle sue rotte. La preghiera è richiesta di soccorso a chi ne conosce i segreti, affinché aiuti a combatterlo e a nullificarne gli assalti. Chiedere di più o pensare di più è forse fraintendere il discorso evangelico e affidarsi all’illusione.

ORTENSIO DA SPINETOLI, Luca. Il vangelo dei poveri, Assisi, Cittadella Ed., [1994] 3 ed., p. 395 – 396

  


Non ci indurre in tentazione. La tentazione è un indice della debolezza dell’uomo. Forze avverse possono, dall’esterno e dall’interno, attaccarlo fino a compromettere il suo equilibrio spirituale. Come il male, essa non ha un senso univoco. Anche le sofferenze, le contraddizioni e le umiliazioni della vita possono essere tentazioni, cioè pericoli per allontanarsi dalla verità e dall’amore a Cristo, al pari delle seduzioni diaboliche. La Bibbia conosce in modo particolare due tipici peirasmoi, le tentazioni-prova e le tentazioni-insidia. L’ipotetica tentazione dell’Eden è una prova di fedeltà e di amore, come tale è l’alternativa proposta ad Abramo (Gn 22, 1). La vita del popolo israelitico si è dimenata tra continue difficoltà, quindi tentazioni45.

La Bibbia riconduce a una causa ‘prima’, le insidie che minacciano la vita umana. «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4, 1). L’istigazione al male, alla ribellione al piano divino, proviene secondo gli autori sacri da una forza antagonistica, opposta al bene. Accanto a Dio e all’uomo esiste l’avversario di entrambi che cerca di frustrare le loro comuni aspirazioni e progettazioni. Dio ha un nemico degno di sé, il principe di questo mondo, dirà ripetutamente Giovanni, davanti al quale l’uomo si sente come sbigottito e vinto. La presenza e l’azione di Satana (l’avversario, il tentatore per antonomasia) è riconosciuta e segnalata dalla Bibbia46 al pari di quella di Dio. Egli entra in scena fin dalle prime pagine del libro sacro e ricompare nell’Apocalisse. Dopo l’esempio di Gesù (Mt 4, 1-11), tutti47 possono essere oggetto delle insidie sataniche48. Questa concezione dualistica comune anche ai popoli extra-biblici, si fa sempre più insicura alla luce della nuova esegesi, che inclina a vedere nel ‘Maligno’ la personificazione di una realtà interiore all’uomo, la sua limitatezza e imperfezione creaturali, più che un essere distinto da lui. «Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza», dice più o meno analogamente san Giacomo (1, 14).

La richiesta che Gesù suggerisce, «non ci indurre in tentazione», esprime un desiderio: non essere travolti dalla insidia del male. La Bibbia attribuisce a Dio l’iniziativa della tentazione, ma si tratta di una concezione semitica, più che di un’affermazione teologica cristiana. «Non ci indurre» può avere perciò il senso più ovvio di non essere lasciati soli nella prova di qualsiasi genere essa sia e qualsiasi origine abbia; soprattutto di non cadervi. Chiedere di non essere addirittura messi nella prova, data la vicinanza che la tentazione ha con il male non è certamente contro la volontà dì Cristo. «Non indurci» equivale a «traici fuori incolumi», «tienici lontani», «non farci cadere»49.

 Liberaci dal male. Le domande del Padre nostro sono sette, ma in realtà si tratta di una numerazione convenzionale, poiché la presente non è che la formulazione positiva o la seconda parte della precedente. «Liberaci dal male» non è che la richiesta più esplicita e più radicale di «non indurci in tentazione». Il ponèros è il male nella sua accezione generica, ma soprattutto nel suo senso specifico di male morale o di danno spirituale50. L’evangelista ha voluto essere ancora più esplicito premettendo al sostantivo l’articolo determinativo tou. Il genitivo ponèrou lascia tuttavia ancora incerti sulla sua identificazione poiché può provenire dal maschile ho ponèros, il maligno, come dal neutro to ponèros, il male51. Entrambe le identificazioni sono possibili, ma il riferimento alla persona del maligno, data la mentalità degli autori sacri, è più verosimile e più comune52. Sia grammaticalmente53 che contestualmente è l’interpretazione che maggiormente si impone54. Tutta la storia della salvezza, fin dai suoi inizi, è imperniata sulla lotta contro Satana (Gn 2-3). Egli ha intralciato l’opera di Cristo (Mt 4, 1 ss), continuerà a ostacolare quella dei suoi discepoli. Li metterà alla prova come un vaglio (Lc 22, 31), li assalirà e circuirà come un dragone furente (Ap 12, 15), o come un leone che ruggisce (1 Pt 5, 8). Il maligno è frequentemente nella Bibbia sinonimo di diavolo55. Matteo continua a parlare di Satana già segnalato anche nel discorso della montagna (5, 37: «Tutto il resto è del maligno»). È lui che sparge la zizzania nel campo, i cui frutti son chiamati «figli del maligno» (Mt 13, 38)56.


45 È Dio che «mette alla prova il giusto», afferma il salmista (11, 5); che invia a Israele tutti i suoi mali (cfr. 1 Re 9, 9). Lo scopo della tentazione è vagliare il fedele. «Figlio mio, afferma il saggio, se tu prendi a servire il Signore preparati alla prova» (Sir 2, 1-5; cfr. Sap 3, 6). La tentazione-prova è paterna e utile: «Tu ci hai provato o Dio: purificaci come si purifica l’argento» (Sal 66, 10). Dio è come «un padre che ammonisce» (Sap 11, 10). «Perché eri accetto a Dio, è stato necessario che la tentazione ti provasse» (Tb 12, 13). Cfr. M. H. Sykes, And do not Bring Us to the Test, in ExTim 73 (1961), 189-190.

46 L’origine satanica della tentazione è uno dei fatti acquisiti della Bibbia.

47 Cfr. Mt 16, 1 ss; 19, 3; 22, 18. 35; 26, 41.

48 II n.T. parla anche della tentazione-tribolazione escatologica (cfr. Mt 24, 12). Il tempo dei falsi cristi e dei falsi profeti è il periodo delle facili illusioni e defezioni (cfr. Lc 8, 13; 18, 8; 1 Pt 2, 9; Ap 3, 10).

49 II male è come un castello incantato, entrandovi non è facile uscirne incolumi. Certamente è opportuno che Dio ci dia una mano per uscire dal cerchio della tentazione, ma non è improbabile che egli inviti a chiedere di non cadere addirittura nel cerchio stesso.

50 II sostantivo ponèros non ha un’accezione univoca. Può riferirsi al male fisico, al male morale, alle persecuzioni, alle sciagure, ecc., come al peccato. Il male per antonomasia nella Bibbia è il peccato. «Un uomo integro e retto, che temeva Dio e si guardava dal male», si dice di Giobbe (1, 18).

51 La tradizione latina, influenzata da Sant’Agostino, si è mostrata propensa per il neutro, e quindi per il male in genere, basandosi su Gn 48, 16; Sal 25, 22; 57, 7; Pr 2, 12; su Gv 17, 15 (di significato incerto) e 2 Tm 4, 18 (dove l’aggettivo in questione è specificato dal sostantivo ergon), tuttavia si può osservare che to ponèron nel senso de ‘il male’ non appartiene al vocabolario del n.T. ed è poco conforme all’uso ebraico che rifugge dagli astratti. Cfr. G. Miegge, op. cit., p. 222.

52 In genere i Padri greci (Origene) prendono la parola al maschile e vedono nel tou ponèrou un individuo, un essere personale, praticamente il demonio, ma non sono esclusi gli empi, i malvagi, i cattivi che operano sotto il suo influsso.

53 II verbo rhyomai costruito con apo si riferisce più naturalmente a una persona, costruito con ek invece a una cosa.

54 Sorprende che una preghiera così elevata si chiuda con la menzione del maligno, ma ciò si spiega con il clima di tensione escatologica e quindi di lotta in cui vive la primitiva chiesa.

55 Se il Padre nostro ha un’origine liturgica è molto dubbio che non avesse una finale più intonata. La Didaché vi ha aggiunto una sua dossologia: «Perché a te appartiene la gloria e potenza nei secoli». La Volgata si arresta all’aggiunta di un Amen. La versione siriaca: «Tuo è il regno e la gloria nei secoli dei secoli». La più completa è quella di Taziano: «Poiché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in sempiterno». Cfr. E. Lòhmeyer, Das Vaterunser, Gòttingen 1953; pp. 162-174. Cfr. anche qui le note 4-6 del cap. 4.

56 II discorso sulle potenze demoniache si fa sempre più acuto tra gli esegeti e i teologi. In Christus vor uns (Bergen-Énkheim 1966) si ha una diversa presa di posizione tra Duquoc, che prospetta nuove ve­dute, e Schnackenburg, piuttosto favorevole all’opinione tradizionale, a cui rimane legato anche H. Schlier, Principati e Potestà nel n.T., Torino 1967. Il tema è trattato recentemente da vari autori: cfr. D. Zahringer, / Demoni, in Mysterium Salutis, Brescia 1967, II, 2, pp. 787-816; K. Rahner, Teufel, in Sacramentum mundi, Freiburg 1969, pp. 843-848. Una trattazione in senso moderno si ha in: H. A. Kelly, La morte di Satana, Milano 1969; O. Bocher, Dàmonenfurcht und Da-monenabwehr, Stuttgart 1970. Cfr. anche E. Schweizer, Die Elemente der Welt, Gal 4, 3.9; Kol 2, 8.20, Zurich 1970. H. Haag, La liquidazione del diavolo? Brescia 1970.

ORTENSIO DA SPINETOLI, Matteo. Il vangelo della chiesa, Assisi, Cittadella Ed., [1993] 5 ed. p. 208-211